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Ancora preoccupazioni
  #21  
Vecchio 11-12-2009, 09.34.01
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Predefinito Ancora preoccupazioni

Il mago sentì degli occhi puntati su di lui carichi di rabbia e risentimento, non aveva bisogno di girarsi a guardare di chi fossero, lo sapeva fin troppo bene, erano gli occhi di Raghnild.
La sacerdotessa non aveva gradito le domande che il mago aveva rivolto a Meken-Reth sul futuro di suo nipote. Si forse erano state un po’ inopportune specie di fronte a tanta gente ma il mago non poteva lasciarsi sfuggire la possibilità di ottenere informazioni, seppure non certe sul futuro di suo nipote; questi era un vero miracolo, frutto dell’unione di due razze (una delle quali molto poco prolifera) un dono o una maledizione che delle divinità avevano offerto loro.
Draug era molto preoccupato per il futuro del piccolo, si ora sapeva era un maschio, tanto è vero che aveva rifiutato l’anno sabbatico presso l’accademia di magia, e per nessun motivo al mondo avrebbe perso l’occasione di sapere di più sul futuro, essere preparati sebbene ad eventi possibili e non certi era meglio che venire colti alla sprovvista; lui non poteva accettare di essere dominato dagli eventi voleva essere lui a controllare loro.
E poi c’erano le preoccupazioni di suo fratello, che sfortunatamente erano state confermate, il “futuro “Lord di Ferro”, certo era solo una possibilità il futuro non è mai tutto scritto ma Sil non avrebbe mai accettato una cosa simile, suo figlio schiavo di un gruppo di streghe, alla mercé di un gruppo di donne che avevano distrutto delle loro consorelle per ragioni politiche. Draug non era convinto che la colpa di quella guerra sanguinosa fosse tutta delle Durthans, del resto la storia la scrivono i vincitori per cui ben avrebbero potuto le Wychlaran piegarla a loro uso e consumo.
A complicare la vicenda c’era un altro aspetto importante: nel sangue di Raghnild scorreva il sangue delle Durthans e quel sangue come avrebbe giocato in tutta la vicenda visto che sarebbe scorso inevitabilmente nelle vene di suo nipote?
Troppe domande senza risposte e uno scenario che poneva il piccolo al centro di possibili intrighi di alta politica e di interessi di vario genere che avrebbero spinto i vari soggetti coinvolti a cercare di manipolare e sfruttare il piccolo per i loro fini.
Già il piccolo, chissà quale nome i suoi genitori gli avrebbero imposto, nel nome è spesso racchiuso il destino del suo portatore, sperava che Sil e Raghnild gli avrebbero dato un nome che l’avrebbe protetto e che non fosse troppo gravoso da portare.
Draug era preoccupato per suo fratello: le paure di Sil si erano materializzate e non sapeva come avrebbe reagito o meglio lo sapeva ed era proprio questa cosa a preoccuparlo, anche perché temeva che la cose avrebbe portato inevitabilmente il fratello a scontrarsi con Raghnild. Sil non avrebbe permesso alle Wychlaran, alle Durthans o a chiunque altro di mettere le mani su suo figlio, avrebbero dovuto passare sul suo cadavere o forse neanche questo sarebbe bastato il fratello era talmente testardo quando si metteva in testa una cosa che sarebbe stato capace di tornare in vita 10, 100, 1000 volte per portare a termine quello che si era prefisso; niente e nessuno lo avrebbero dissuaso o fermato.
Questa cosa aveva come corollario che il piccolo avrebbe dovuto nascere a Myth Drannor e forse crescere lì o, ancora meglio, nella selva fatata e solo quando fosse divenuto un uomo forte abbastanza da difendersi da chi lo voleva manipolare, avrebbe potuto recarsi nel Rashemen, ma Draug era certo che Raghnild non avrebbe mai accettato una tale eventualità si sarebbe opposta con tutte le sue forze, ed anche la sacerdotessa quando si metteva in testa una cosa era più testarda di un somaro cocciuto; per cui lo scontro tra i due era praticamente inevitabile e davvero non sapeva chi ne sarebbe uscito vincitore; forse nessuno dei due, quello che avrebbe dovuto unirli e portare il loro amore e la loro unione ad un livello superiore, li avrebbe divisi, messi l’uno contro l’altra, che ironia della sorte avevano affrontato tanti ostacoli, anche familiari, per poi essere loro stessi la causa della loro separazione. Certo che se loro figlio era frutto del volere di due divinità che tra l’altro erano entrambe divinità positive e in qualche modo dee dell’amore era un ben strano dono che avevano riservato ai due giovani forse era più degno di Shar.
Il mago era tutto assorto in questi pensieri mentre scendeva le scale e di tanto in tanto rivolgeva lo sguardo verso il fratello; doveva parlargli al più presto anche per cercare di impedire lo scontro con Raghnild.
Avrebbe avuto la sua occasione alla prima sosta.
Avrebbe parlato con Sil mentre gli altri dormivano.
Ecco che ancora una volta veniva in rilievo i vantaggi di essere un eladrin, non dover dormire e aver bisogno al massimo di poche ore di meditazione per essere di nuovo in forma.
Certo che la sua era una razza molto particolare oltre ad essere molto longevi avevano la possibilità di sfruttare al massimo ogni singolo giorno di quella vita lunghissima, cosa che non poteva dirsi per gli umani; chissà il piccolo quale di questi destini avrebbe seguito….
Era giunti alle porte del primo tempio e della loro prima sfida non c’era più tempo di divagare doveva concentrarsi e prepararsi allo scontro.

Fiori, fiori ed ancora fiori !!!!
  #22  
Vecchio 15-12-2009, 09.53.18
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Predefinito Fiori, fiori ed ancora fiori !!!!

Ecco lo sapevo è sempre la solita! Lei e qui maledettissimi fiori ma è mai possibile che debba fare sempre di testa sua!!! Siamo nel bel mezzo di un territorio ostile circondati da rovi e rose nere che ci ostacolano il cammino, un povero mago con grande sforzo e perdita di energia riesce a liberare un area di 4,5 x 4,5 m ovvero il 10% e li che fa decide che i poveri fiorellini vanno guariti e si mette a recitare quel rituale che le piace tanto, il rituale del giardiniere!!!!
Non presta minimamente ascolto a chi le dice guarda che non è il caso, che rischia di peggiorare le cose, le rose sono nere a causa della vicinanza con la Coltre Oscura!!!! Ne ho sentito forte il potere quando ho iniziato il disboscamento, mi stava risucchiando le energie!!! Ma no, lei deve fare sempre di testa sua perché dare ascolto agli altri!!!!
Risultato appena finisce di salmodiare non solo le rose non guariscono ma nella parte in cui il terreno era già sgombro ed in quella in cui avevo faticosamente liberato il terreno, eccole che rispuntano più rigogliose che mai e soprattutto tutte nere!!!
I nostri avversari ringraziano!!! E se non bastasse chiede alla figura femminile in lontananza se cortesemente ci fa passare, ma allora si tratta di essere proprio ........ oca!!!!!!!!!!! Ti è stato spiegato da Meken-Reth che ogni custode è costretto a combattere per liberarsi e che non possono fare altrimenti ma lei no, la nostra figlia dei fiori "Love and Peace" non può stare ad ascoltare. Ed infatti alla fine di un combattimento estenuante che ha visto più di un nostro compagno vicino alla morte eccola che se ne esce con un'altra delle sue brillanti idee "magari non li uccidiamo proprio limitiamoci a stordirli, al limite salviamo la driade" ma allora si tratta proprio di essere ........ ma come hanno fino a due minuti prima provato ad ucciderci, sa benissimo che nel caso in cui noi dovessimo essere sconfitti si rigenererebbero e mentre nel caso di una nostra vittoria completa sarebbero liberi (per cui ucciderli ora o meno è assolutamente irrilevante per la loro sorte) ed inoltre sappiamo che per ogni guardiano eliminato il mega fetentone che ci aspetta in fondo sarà più debole e lei che fa - magari solo perché sono esseri della natura - salviamoli ...... se non fosse la fidanzata di mio fratello ed avesse in grembo mio nipote l'avrei già arrostita!!!!!!!!!!!!!
Inoltre alla fine della battaglia le rose create dalla Driade erano scomparse peccato che il terreno non si era liberato tutto merito della nostra giardiniera, per cui il gruppo fu costretto ad avanzare a rilento e con molta circospezione.
Si il mago quel giorno era davvero fuori della grazia di Sune altro che Amore anche perché era estremamente preoccupato per la sorte del nipote e voleva uscire al più presto da quel posto, gli influssi della Coltre Oscura, lo sentiva, erano sempre più forti e non sapeva che influsso avrebbero potuto avere sul nascituro. Aveva sentito parlare di persone che una volta toccate dalla Coltre Oscura non erano più gli stessi, lui stesso quando aveva iniziato il disboscamento era stato toccato e la Coltre aveva provato a risucchiare la sua energia magica e lui era un mago addestrato cosa avrebbe potuto fare il piccolo indifeso com'era?
Doveva parlare con Sil, che la tenesse a bada prima che portasse in rovina se stessa, il piccolo ed il gruppo intero.
Il mago capiva i sentimenti di Raghnild, il suo grande amore per la natura, il voler vedere sempre il buono negli altri e questo era encomiabile ma sul campo di battaglia quando erano in gioco le loro vite, quando le sorti della battaglia erano in bilico e potevano pendere a loro sfavore da un momento all'altro non si poteva indugiare in debolezze e dare un vantaggio agli avversari.
Del resto Valeris era stata chiara con lui quando si erano salutati "non sei pronto ad affrontare gli assalitori di Teris non sei abbastanza cattivo, loro sfrutterebbero la tua bontà contro di te ed il tuo gruppo" e lui aveva imparato bene la lezione nessun tentennamento e nessuna indecisione: "distruggere gli avversari a qualunque costo!!!!" altrimenti sarebbero stati loro a distruggere lui ed i suoi cari e questo non poteva in alcun modo permetterlo.

Incubi!
  #23  
Vecchio 15-12-2009, 18.59.32
L'avatar di Rinil
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Predefinito Incubi!

Sil-Oré stava ripensando alla sera prima quando aveva espresso le sua paure al fratello.
Lo strano era che Draugcaran era arrivato alle sue stesse conclusioni, era sconcertante sperimentare ancora una volta quanto fossero simili non solo nell'aspetto, ma quanto entrambi temessero per il bambino che doveva ancora nascere. I pericoli che già pesavano sulla sua futura vita, le manovre di chi lo voleva per i propri scopi senza capire quanto quel bambino fosse importante per lui e Ragnhild, Draugcaran questo lo aveva capito e sebbene aveva usato i suoi metodi era alla fine arrivato alla sua stessa conclusione, il piccolo andava protetto fino a che non fosse in grado di scegliere e difendersi da solo.
Ora non restava che parlare con Ragnhild e raccontarle tutto, si era reso conto che preoccupandosi del futuro di suo figlio aveva trascurato lei, tanto che non si era accorto dei segni di tensione che apparivano sul suo giovane viso, Ragnhild in quello stato era molto vulnerabile e i nemici potevano approfittare di questo per indurla a fare un passo falso e confonderla. Doveva occuparsi di problemi più immediati e lasciare almeno per il momento le preoccupazioni per il futuro non interferissero con il presente.
Riemerse dalla trance con un sussulto, per un momento la sua mente aveva afferrato un pezzo di visione che ancora aleggiava davanti ai suoi occhi, fuoco, fiamme e oscurità, si sentiva stanco come se non avesse riposato qualcosa si era insinuato nella sua trance qualcosa di maligno, rabbrividì.
Un rumore lo distrasse da quei pensieri, Ragnhild si era alzata e camminava a occhi chiusi, le sue labbra si muovevano come se stesse parlando ma non emettevano suono, i suoi passi la portavano verso il pozzo di oscurità al centro del tempio come se qualche presenza l'aspettasse, guardò in quella direzione e per un attimo la visione di poco prima lo colpì nitida per poi sfuggire di nuovo al ricordo. Qualcosa quella notte si stava agitando intorno a loro non era un buon presagio bisognava allontanare l'oscurità.


La coltre oscura
  #24  
Vecchio 16-12-2009, 21.42.37
corian corian non è connesso
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Predefinito La coltre oscura



Ragnhild si sentiva triste, era stanca ma non riusciva prendere sonno, gli scontri che aveva sostenuto con i suoi compagni l’avevano prostrata. Aveva rivolto ogni volta le preghiere più potenti alla sua Dea per aiutare e proteggere i suoi compagni ma le sembrava sempre di non fare abbastanza, nell’ultimo combattimento la concentrazione e la chiarezza di intenti le erano mancate, alcune delle sue preghiere non avevano sortito l’effetto previsto.
Dea, mia Dea, mia guida, ti sento così distante, i miei compagni hanno bisogno di me, concedimi i tuoi favori, non abbandonarmi. Mi sento così sola, sola e sconsolata. Tu che sei la madre di tutti, ascolta le mie preghiere, aiutami ad aiutare e proteggere.
La preghiera le era nata istintiva nel cuore, i suoi intenti erano puri ma qualcosa nel profondo del cuore la disturbava. Una sensazione di tristezza e disperazione, qualcosa che andava aumentando, man mano che discendevano verso il fondo di quel girone infernale di templi decadenti, pieni di esseri malintenzionati e malvagi.
Nemmeno la vicinanza di Sil-Oré sembrava mitigare questa dolorosa sensazione, pur non dando a vederlo, anche lui era diventato più triste e taciturno, le sue parole di conforto erano state poche e sbrigative; sembrava dominato da una preoccupazione che ne alteravano l’umore e la serenità.
Forse questo era dovuto alla sua preoccupazione per lei, forse questo impegno, questa missione erano troppo onerose per una donna nelle sue condizioni; forse sua sorella Ingrid e Ra-Male avevano ragione e lei era stata sventata ad imbarcarsi in questa pericolosa impresa.
Ragnhild si massaggiò teneramente il ventre concentrando i suoi pensieri sulla nuova vita che ora era in lei. Cercò di figurarsi il futuro e l’aspetto che il suo bambino avrebbe avuto. Cercò di immaginarsi nel suo nuovo ruolo di madre, ritornò con i pensieri ai tempi della sua fanciullezza e ai ricordi si sua madre, ai ricordi delle dolci carezze e parole, delle canzoni ascoltate nel tepore del suo piccolo letto. Questi pensieri riuscirono a donarle attimi di preziosa serenità, i suoi occhi si chiusero per un tempo indefinito.

I suoi occhi si aprirono d’improvviso, aveva sentito un rumore sommesso come di un sciabordio d’acqua, si rigirò su se stessa con precauzione, cercando la fonte del rumore. Sul bordo della vasca, dove aleggiava il buio mistico della coltre oscura, vide una sottile figura seduta.
I suoi compagni sembravano dormire tranquillamente, anche Sil-Oré e Draugcaran non sembravano essersi accorti di quella nuova presenza. La figura si alzò in piedi e le rivolse un inequivocabile gesto di invito.
Ragnhild stranamente non si sentiva spaventata, chiunque fosse quella persona, aveva un aspetto famigliare. Ragnhild si alzò e si mosse con precauzione verso quella che ora iniziava a delinearsi come una donna vestita con un semplice abito in stile Rashemi e con le spalle e il capo coperti da un mantello con cappuccio di colore scuro.
— Chi sei? Cosa vuoi da me? — La voce di Ragnhild era poco più di un sussurro, ma era carica di tensione.
— Io non sono. Io ero. Non voglio niente da te, ma piuttosto cosa vuoi tu da te stessa? — La voce della donna era sottile, sembrava provenire dalle profondità del oltretomba.
— Cosa vuoi dire? Io non ti capisco.
— Che cosa ci fai qui? Cosa ci fa una donna nel tuo stato così vicino a questo inferno? Tu non dovresti essere qui! — Le ultime parole furono pronunciate in modo quasi rabbioso e la donna fece un passo in direzione di Ragnhild.
La reazione di Ragnhild fu istintiva, strinse il simbolo della Dea e lasciò che il potere fluisse attraverso di lei, un onda di luce investì la donna davanti a lei strappandogli il mantello e facendola arretrare.
Una folta chioma di capelli color della fiamma fluttuò nell’aria, Ragnhild restò senza fiato, la donna davanti a lei sembrava una sua esatta copia, ma i suoi occhi avevano uno sguardo inquietante, intriso di una tristezza infinita.
— Tu sei… — Ragnhild iniziò a parlare in tono tremulo.
— Ero la tua bisnonna, Ragnhild. Non fare i miei stessi errori nipote mia, non sacrificare la tua vita in nome del potere. Non fare la mia stessa fine.
Ragnhild la osservava e non poteva credere ai propri occhi, lo spirito della sua bisnonna stava piangendo mentre pronunciava quelle terribili parole.
— Vattene da qui, questo è un luogo di morte. Salvati e salva la vita che è in tè. Che è l’unica cosa per cui meriti di lottare e sacrificarsi. — Le ultime parole svanirono in un soffio, mentre la figura cominciava a sfaldarsi per ricadere nel buio della coltre oscura.


Ultima modifica di corian : 17-12-2009 alle ore 12.03.17.

La coltre oscura 2° parte
  #25  
Vecchio 16-12-2009, 21.58.25
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Predefinito La coltre oscura 2° parte



Ragnhild si risveglio da quel sogno inquietante, una sensazione di freddo sotto il suo corpo, si alzò leggermente, con sua enorme sorpresa scoprì che stava appoggiata al bordo della vasca. Girandosi si trovo di fronte Sil-Oré che la guardava inespressivo.
Cosa ti succede mia rosa? Da un po' di tempo sei strana, preoccupata, è giunto il momento che parliamo con calma di quello che ci sta succedendo, non posso nasconderti che preoccupato lo sono anch'io e per buoni motivi, ma temo che se non ci chiariamo l'incomprensione potrebbe dividerci in un momento in cui dovremmo restare uniti, protetti dal nostro amore.
Sil-Oré la prese in braccio allontanandosi dal pozzo oscuro, portandola lontano dal gruppo addormentato, per depositarla dietro una colonna protetti da sguardi indiscreti.
Comincerò io a spiegarti il motivo delle mie preoccupazioni e del mio comportamento che da un po' ti ho costretto a subire, me ne di spiace se in questo tu ti sia sentita sola, ma a mia discolpa ti posso solo dire che sono giovane e non sempre per me è facile decidere quale strada intraprendere, devo ancora capire come affrontare le situazioni che la vita mi metterà di fronte, oltre al fatto che voglio solo il meglio per te e nostro figlio. Ragnhild questa e la mia più grande preoccupazione la tua felicità e quella di nostro figlio. — Sil-Oré parlava a bassa voce per non disturbare il sonno dei loro compagni, ma nel suo tono c’era tanta forza. — Ed è riguardo a questo che ti devo spiegare un po' di cose. La nostra unione è stata benedetta dalle nostre rispettive dee, ed è solo per loro intervento che dal nostro primo incontro tu abbia potuto generare una vita. Vedi, per noi eladrin la procreazione avviene di raro e soltanto se entrambi i genitori lo desiderano, anche allora è una benedizione quando ciò avviene. Questo mi ha portato a riflettere e a chiedere a Draugcaran se lui sapesse di altri della nostra stirpe che abbiano avuto figli con compagni di stirpe diversa, ma ne io ne lui abbiamo mai sentito di ciò, questo mi è sembrato molto strano e le stranezze si sono infittite quando Aralk ci ha raggiunto per proteggerti; all'inizio non capivo perché le Wichlaran lo avessero inviato e mi sono sentito offeso, ma poi ho cominciato a pensare è ho capito; non volevano proteggere te ma nostro figlio, lui, ora che sappiamo essere un maschio, e stato concepito con il favore degli Dei e possiede il mio stesso retaggio, il retaggio di una creatura fatata, per lui le porte di due mondi saranno aperte, quella della selva fatata che gli apparterrà per diritto di sangue e quella del mondo umano; non so quali poteri lui potrebbe avere, ma so che già ora lui è desiderato da più schieramenti. Le Wichlaran e Nezram entrambi vorrebbero il nostro bambino per i loro scopi, entrambi pensano ai vantaggi di controllare una simile creatura, non ti dico queste cose a caso. Ma e giusto che tu sappia che gli esseri e spiriti fatati sono anche eladrin; i più forti di noi e i più nobili lo diventano quando il nostro cammino volge al termine e questo potrebbe essere benissimo il destino di nostro figlio, ecco perché le Wichlaran sono favorevoli alla nostra unione e tanto interessate al bambino, mentre non so nulla degli scopi di Nezram, ma immagino siano simili.
Sil-Oré rimase in silenzio aspettando che Ragnhild assimilasse il significato di quello che le aveva detto.
Ragnhild capiva la tensione che aveva avvertito fra lei e Sil-Oré, gli sguardi poco amichevoli e le polemiche nei confronti di Aralk.
Dopo qualche istante di silenzio, si voltò verso Sil-Oré e guardandolo negli occhi iniziò a parlare lentamente.
Perdonami se non sono riuscita ad intuire le tue tribolazioni amore mio. Hai fatto bene a parlarmene, questo ci permette di chiarire le nostre posizioni, inoltre tenersi dentro le tensioni potrebbe essere pericoloso.
Si Ragnhild, soprattutto per il nostro futuro.
Ragnhild annuì alle parole di Sil-Oré Io ti posso dire in tutta sincerità che amo te Sil, ti amo con tutto il cuore, Aralk è solo un compagno di viaggio, niente di più. Amo già da adesso nostro figlio e desidero, come lo desideri tu, che lui sia libero di scegliere il suo futuro come meglio crede. Nostro figlio dovrà crescere nell'amore e non nel odio, nell'unione e non nella divisione, come è stato per noi. Il fatto che le nostre rispettive divinità abbiano benedetto la nostra unione è un dato di fatto, ma io credo che questo bambino lo abbiamo voluto noi. Io e te. Questo bambino è soprattutto nostro. Io da prima di quella notte ad Airspur sognavo una vita assieme a te, al di là delle nostre differenze di razza e di credo e sono convinta che al di là delle possibili confusioni, anche tu lo desideravi con tutto il tuo cuore.
Anche Ragnhild parlava sottovoce ma in modo accorato, Sil-Oré aggrotto leggermente la fronte alle ultime parole di Ragnhild.
Io ho cominciato solo di recente a desiderare una vita assieme a te, per noi eladrin il tempo scorre molto lentamente e anche se questo sentimento era in me, ho faticato a capirlo, ma ora il tuo desiderio è anche il mio, il nostro futuro e il futuro di nostro figlio sono tutto quello che voglio ora. La libertà personale per noi eladrin è molto importante ma siamo disposti a sacrificarla per coloro che decidiamo di amare e io per te sacrificherei anche la mia vita se si rendesse necessario.
Gli occhi di Sil-Oré brillavano di determinazione mentre finiva quella ultima frase.
La Dea non voglia che tu ti trovi a fare questo passo. Il mio cuore ne morirebbe — rispose Ragnhild a voce leggermente più alta.
Il mio morirà il giorno che mi lascerai. — Sil-Oré pronunciò la frase in tono triste abbassando il capo.
Ragnhild allungò una mano ad accarezzargli i morbidi capelli biondi.
Per questo motivo nostro figlio è così importante, Sil. Perché anche se io morirò, una parte di me resterà sempre vicino a tè. Forse a nostro figlio verrà concessa una vita più lunga e questo compenserà la brevità della mia.
Sil-Oré prese la mano di Ragnhild e tornò a guardarla negli occhi con un leggero sorriso.
Si, mia dolce rosa, conosco questo tuo desiderio ed è anche per questa ragione che voglio che nostro figlio abbia la libertà di scegliere il suo futuro e impedire che possa diventare uno strumento nelle mani di chi non capisce la sua importanza.
Ragnhild sorrise di rimando a Sil-Oré ma il suo sorriso fu di breve durata, un altra apprensione la assillava.
Sil, io adesso mi sento inadeguata, non combatto con il coraggio e con la determinazione necessari. I pensieri e le preoccupazioni per nostro figlio mi distraggono, mi fanno diventare incerta. Credo di non essere all'altezza di poter aiutare i nostri compagni e sono di peso a te. Ho paura che l'ansia per la mia incolumità possa farti fare degli errori.
No! — la violenza con cui quella parola gli era uscita sorprese perfino Sil-Oré — Non lo sei. Se hai paura di questo posso dirti che ti sbagli di grosso. I nostri nemici tengono in qualche modo alla tua vita come ci tengo io ed è per questo che non ti faranno del male, non prima che nostro figlio nasca e poi io ho bisogno di averti al mio fianco, Ragnhild. Desidero averti vicina, dove so che posso proteggerti e proteggere nostro figlio, se tu decidessi di andartene io verro con te, non ho nessuna intenzione di lasciarti e poi ricordati che stiamo lottando per un futuro migliore, se hai preoccupazioni parlane con me.
Ragnhild sentì delle lacrime di commozione salirle alla gola abbracciò Sil-Oré e lo tenne stretto sul suo cuore.
Sil... Io allora resterò, starò attenta, te lo giuro. Non mi esporrò in maniera imprudente e cercherò di fare del mio meglio, con l'aiuto della Dea Madre.
So che lo farai, come tu devi essere sicura che io ti proteggerò sempre.
Sil-Oré concluse quelle parole suggellando le labbra di Ragnhild in un bacio appassionato.
Ragnhild ristette in quel abbraccio per un tempo indefinito, poi distaccandosi dolcemente continuò
Sil, l'incubo che ho fatto era strano ed inquietante. Ho sognato la mia bisnonna che mi avvertiva di badare alla sicurezza di mio figlio invece di andare alla ricerca del potere. Volevo dirtelo, perché tu capisca il mio stato d'animo e la strana crisi di sonnambulismo che mi ha colpita. Forse la mia mente ha prodotto questo incubo dai miei dubbi.
Questo è comprensibile, ma noi non stiamo cercando il potere piuttosto stiamo cercando di fermare degli scopi malvagi. Quello che hai visto potrebbe essere una manovra dei nostri nemici per far dubitare il tuo cuore, se in futuro ti succederà di nuovo pensa a me, io ti amo e non lascerò che ti succeda nulla, in ogni caso affronteremo la cosa insieme.
Ragnhild guardava Sil-Oré negli occhi e poteva leggere tutta la determinazione e la convinzione che desiderava trasmetterle
Grazie Sil, ora sono più fiduciosa. Le tue parole sono come un balsamo per il mio cuore confuso.
Non permettere che ti confondano ancora ricordalo sempre io te e nostro figlio siamo una famiglia e non permetterò che la nostra famiglia sia divisa. Hai visto che ero disposto ad andare contro tutto e tutti per te. Non dubitare più del nostro amore.
No. Non ne dubito. Non ne ho mai dubitato. Ci potranno essere disparità di vedute fra me e te ma ci sarà sempre l'amore a farci parlare e a chiarirci. Io non potrei stare lontano da te, tutto il mondo sparisce e si condensa nel tuo volto e nei tuoi occhi quando ti guardo.
Nemmeno io posso esistere senza la tua vicinanza, i colori del cielo svaniscono se tu non mi sei accanto e il mondo non ha la stessa luce se tu non sorridi, ne il sole risplende se tu non sei felice.
Ragnhild era commossa ma felice, le ultime parole di Sil-Oré avevano riempito il suo cuore di gioia. I suoi occhi erano lucidi di lacrime ma il suo volto era illuminato da un sincero sorriso.
Allora cercherò di sorridere di più. Lo farò per te, ma anche per me. Ho tanto bisogno di pensieri positivi. Qui è tutto tetro ed oscuro e... triste. Tremendamente triste. — Mentre pronunciava queste parole, il volto di Ragnhild si rivolse alla vasca dove aleggiava il buio della coltre oscura e il suo sorriso iniziava a scemare.
Sil-Oré le pose una mano sulla guancia e la invitò dolcemente a guardarlo.
Allora guarda me non l'oscurità che ci circonda, io voglio essere il tuo sole nei momenti di oscurità e ora tu devi vedere il sole. — Mentre le sussurrava queste parole, Sil-Oré avvicinò il suo volto a quello di Ragnhild, accosto le sue labbra a quelle di lei in un bacio travolgente.


Incubi, cavalli e portatori
  #26  
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Predefinito Incubi, cavalli e portatori

Anche la piccola incomprensione sorta nel tempio con le rose nere era stata superata e senza dover coinvolgere Sil, tutto sommato piano piano il mago e la sacerdotessa iniziavano a comprendersi, il loro rapporto restava pur sempre conflittuale - erano troppo diversi - ma adesso riuscivano ad intendersi.
Ma ora il mago aveva ben altri problemi dopo aver finalmente svelato il mistero che si celava dietro l'anello che gli era stato affidato dal Gran Maestro della Scuola di Magia aveva di fronte una nuova sfida, se possibile più impegnativa: l'amuleto con il simbolo di un cavallo fiammeggiante.
Il mago dopo aver studiato attentamente l'oggetto era giunto alla conclusione che si trattava di un artefatto che consentiva di evocare e controllare un "incubo". Aveva iniziato a studiare l'oggetto sin dal suo ritrovamento ma con maggior ardore dopo che Sil - a cui era stata affidata la custodia dell'oggetto - pur avendo meditato come sempre non aveva beneficio in pieno degli effetti ristoratori della meditazione; la stessa cosa era successa al mago il quale aveva rivelato i poteri dell'amuleto al fratello e aveva deciso di custodirlo lui in prima persona, sebbene avesse deciso di tenerlo lontano mentre meditava.
L'essere contenuto in quell'oggetto era desideroso di liberarsi ed avrebbe fatto qualunque cosa per riconquistare la propria libertà. Cosa fare: rinunciare nuovamente ad un grande potere, come nel caso del bastone con il frammento della piaga magica? Conservarlo sì ma a quale prezzo: un progressivo ed inesorabile indebolimento; e poi per farne cosa consegnarlo alla Scuola di Magia in cambio di qualche altro oggetto magico? Provare ad evocare la creatura - consapevole che per controllarla sarebbe stato necessario uno scambio o un sacrificio ma non sapeva dire di che genere - con il rischio che sfuggisse al controllo e attaccasse, non sembrava una scelta saggia tanto più che si trovavano in un luogo favorevole alla creatura (l'incubo proveniva dalla coltre oscura e loro erano così vicini da poterla toccare) sarebbe stata una grossa imprudenza, l'incubo non era un avversario da sottovalutare se proprio voleva provarlo ad evocare l'avrebbe dovuto fare alla luce del sole.
Draug non voleva rinunciare alla possibilità che il suo gruppo avesse un asso nella manica, avere il controllo dell’incubo avrebbe rappresentato una grossa opportunità ma consapevole che allo stato né lui né il suo gruppo erano abbastanza forti da sconfiggere agevolmente la creatura.
L’unica scelta sensata sarebbe stata quella di lanciare il medaglione nella coltre oscura, persino Graf l’aveva consigliato, ma il mago aveva eccepito che quantomeno si poteva provare a scambiarlo alla scuola di magia.
Certamente Draug non poteva continuare a non riposare efficacemente ne avrebbe risentito la sua capacità di combattere, l’unico modo era di conservare a turno l’amuleto; lui e Sil l’avevano già custodito, chi sarebbe stato il prossimo? Raghnild era fuori discussione anche tenuto conto del suo stato. Graf? Rinunciare ai suoi poteri di cura quando erano così vicini ad affrontare la minaccia più grande sarebbe stata una follia. Chi restavano? Il ladro ma questi era un furfantello che si era intrufolato sull’ala rossa di Graf - non c’era molto da fidarsi – e poi sembrava piuttosto deboluccio c’era il rischio che l’incubo prendesse il sopravvento su di lui o che in qualche modo lo convincesse a liberarlo o ad evocarlo e si sarebbero trovati in guai seri. Il Goliath era troppo selvaggio e non era chiaro che tipo di interazione si sarebbe potuta venire a creare con l’incubo. Non restava che il Dragonide era un individuo solido, affidabile e fedele. Il mago l’aveva osservato con molta attenzione da quando si era aggregato al loro gruppo ed aveva riscontrato con favore che era un guerriero coraggioso che non esitava a mettere a repentaglio la propria vita pur di tener fede alla parola data o agli ordine che gli erano stati impartiti.
Si, il portatore sarebbe stato lui, ne avrebbe prima parlato a Sil e a Raghnild, del resto se era con loro il merito e la responsabilità – nel senso migliore del termine - erano della sacerdotessa visti i legami di sangue che la univano alla consigliera dell’ambasciatore dragonide. Il fardello che stava per affidare al guerriero era grave ma sarebbe stato ricompensato a dovere una volta usciti da quel posto, egli stesso avrebbe provveduto ad incantare un’arma o armatura per il dragonide se non avessero trovato tra i tesori dei vari templi una giusta ricompensa.

Riflessioni
  #27  
Vecchio 13-01-2010, 15.40.20
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Alla fine la scelta era stata effettuata ed il coraggioso dragonide si era fatto carico del grave fardello.
Come previsto l'amuleto aveva ancora una volta prodotto i suoi nefasti effetti.
Mancavano ancora 3 case ed il dragonide, provato dall'ultima battaglia, aveva bisogno di riposare in maniera efficace, sarebbe toccato a Sil sopportare quel fardello durante la prossima notte poi sarebbe tornato a gravare il guerriero nell'ultima notte prima di affrontare il figlio degli dei.
Il mago ripensava all'ultimo scontro che situazione surreale tutti quei costrutti che correvano in giro, quell'apparente calma e disinteresse del custode poi lo scontro, anche quella volta inevitabile, per quanto si sforzassero di trovare alternative erano costretti a distruggere tutti i nemici che gli si paravano di fronte.
In quest'ultimo scontro erano stati fortunati ma anche particolarmente compatti, il barbaro questa volta aveva evitato di lanciarsi come una valanga sugli avversari, esponendo il fianco e rischiando di farsi ammazzare, costringendo Raghnild a correre in suo soccorso (ma non era stato mandato a proteggere la sacerdotessa????); anche se si era comunque lamentato della sua nube, ma pazienza volente o nolente si sarebbe dovuto adattare, era troppo importante infliggere ai nemici danni costanti, specie quando questi avevano delle difese notevoli.
Meglio non porre l’accento su tali considerazioni quando parlava con Sil - anche se non aveva dubbi che l’aveva pensato anche suo fratello – già non amava di per sé il barbaro e non c’era bisogno di inasprire gli animi. Dovevano restare compatti si era ripromesso di fare tutto il possibile per cercare di compattare il gruppo dopo la discussione con Teris …… chissà che cosa stava facendo la genasi, sperava che i due albini non fossero arrivati o che comunque che fosse al sicuro; altrimenti povero l’essere che le avesse torto anche un solo capello gli avrebbe scatenato contro tutta la furia dei suoi incantesimi e se ciò non fosse bastato anche la furia dell’incubo.
Il mago poi ripensò al desiderio di Graf per i dobloni, non riusciva a capire il motivo di tanta bramosia, non erano magici o almeno così gli era parso quando li aveva esaminati, ma per qualche arcano motivo Graf li desiderava ardentemente. Draug aveva provato a chiedere spiegazioni ma Graf era stato evasivo; il mago era disposto a fare in modo che il desiderio di Graf fosse appagato ma l’ambasciatore avrebbe dovuto spiegargli le sue vere motivazioni. Graf non era limpido ed il mago era sempre sul “chi vive” quando l’ambasciatore desiderava ardentemente qualcosa, il più delle volte significava guai. Avrebbe dovuto parlargli e provare a farsi raccontare le vere motivazioni dopodiché se fosse stato sincero avrebbe convito Sil ad accontentarlo.

  #28  
Vecchio 14-01-2010, 11.03.49
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Cantastorie
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Ancora una volta avevo fatto una cortese richiesta di dividere quanto avevano trovato e,seppure avessi chiesto espressamente una parte minore di quello che avevamo raccolto,ancora una volta ciò mi era stato negato.Non capivo la brama la brama di possesso dei gemelli,avevo rinunciato perfino a tutti gli oggetti di potere,e tuttavia la mia richiesta non veniva accolta,e come candelina sulla torta scopro che il mago mi ha maledetto l'arma,la mia pazienza era giunta agli sgoccioli e appena tutti saranno svegli farò un'ultimo tentativo di ottenere pacificamente quanto mi spettava.
Le conseguenze di una risposta negativa cadranno sulla testa del mago e di coloro che lo appoggeranno.

Lo scontro finale
  #29  
Vecchio 23-01-2010, 10.57.21
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L’ultimo dei senza anima era caduto sotto la violenza dei colpi congiunti del paladino e del barbaro. Aralk, ancora in preda al furore scatenato dalla battaglia appena conclusa, allargò le braccia, piegò indietro la testa e lanciò un possente ruggito di trionfo. Sil vicino a lui si limitò a ripulire compostamente la sua spada che ancora brillava radiosa nella semioscurità di quel abominevole tempio.
Si voltarono, fianco a fianco, ritornando verso l’ingresso; fianco a fianco, così come avevano combattuto negli ultimi momenti di quell’ultima battaglia, prima del orrore finale che li aspettava sul fondo, nell’ultimo girone di questo inferno nel quale erano entrati.
Ragnhild che aveva cessato di salmodiare le sue preghiere protettive, li vide per un attimo così come sperava che fossero; due compagni, due fratelli d’arme che combattevano per proteggerla e proteggersi l’un l’altro. Ma fu solo un istante; mentre si avvicinava, non poté non notare lo sguardo infastidito e sprezzante di Sil-Oré all’indirizzo di Aralk.
Mentre abbracciava il suo amato, ancora provato dal duro combattimento, e lo curava amorevolmente delle ferite inferte dai senza anima che erano caduti sotto la sua lama vendicativa; Ragnhild era triste. Aveva sperato che tra Sil e Aralk potesse nascere, se non un amicizia, almeno una sorta di rispetto reciproco, in nome dello scopo comune che si erano dati; ma ancora una volta si era sbagliata.
Le loro indoli erano troppo diverse e Sil-Oré era ancora pervaso dal sospetto che ci fosse un doppio gioco nella presenza del Goliath accanto a lei. Eppure solo pochi giorni prima si erano parlati e chiariti. Lei era stata sincera con lui e i loro cuori si erano parlati come forse mai prima di quel momento.
Solo pochi giorni prima...
Quel pensiero ad un tratto sembrò catalizzare tutta la sua attenzione.
Da quanti giorni siamo qua dentro?
Un improvviso senso di vertigine la pervase, non sapeva dare una precisa risposta a quella domanda. Da quando avevano superato il cancello, nei pressi del seggio di Meken-Reth, avevano combattuto, avevano mangiato, avevano riposato; ma in quella penombra perenne era difficile misurare lo scorrere del tempo.
A Ragnhild vennero in mente le ultime parole di Meken-Reth, quando avevano deciso di iniziare la loro impresa.
Il tempo scorre in modo diverso all’interno della coltre oscura. Vigilate sui vostri sensi, perché potreste decidere voi stessi la velocità del tempo, durante la vostra discesa all’ultimo tempio; dove risiede il figlio degli Dei.

Incantesimi ed affini
  #30  
Vecchio 25-01-2010, 14.01.28
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L’aveva detto a Raghnild di prestare più attenzione a suo fratello durante lo scontro appena trascorso, invece lei si era concentrata prevalentemente su Aralk,sì è vero che suo fratello aveva una tempra più robusta ed aveva molte più risorse del barbaro ma non era quello il punto: Sil aveva un conto aperto con il barbaro e vedere la sua donna, che trovandosi nel dover scegliere chi aiutare, correva dal barbaro non aveva certamente favorito un clima sereno tra i due ed anzi avrebbe potuto far nascere nel cuore di suo fratello dei dubbi sulla stessa Raghnild e sui sentimenti che quest’ultima prova per Sil.
Certo che se le streghe del Rashmel avevano ordito un complotto contro di loro, l’avevano fatto in maniera egregia e gli effetti si stavano già iniziando a manifestare: con il solo arrivo di Aralk avevano già messo in pericolo il legame tra Sil e Raghnild; il carattere e le peculiarità del barbaro che si erano manifestate nel prosieguo della loro avventura, combinate al senso del dovere della sacerdotessa, stavano ulteriormente mettendo in crisi quel legame.
Chissà se quel legame, osteggiato da tutti – lui compreso, almeno all’inizio -sin da quando si era formato, avrebbe retto a tante forze che cercavano si spezzarlo; Draug sperava in cuor suo che suo fratello e la sacerdotessa alla fine sarebbe rimasti comunque uniti e lui avrebbe fatto tutto quanto in suo potere per aiutarli.
Il mago rivolse uno sguardo a Sil e vide che il fratello era profondamente ferito, anche nel corpo, quella battaglia aveva messo a dura prova anche la sua tempra ma la ferita più grande era nell’animo e toccava a Raghnild sanarla.
Il loro ultimo avversario era stato un osso duro, era riuscito a opporsi in maniera efficace a tutti i suoi incantesimi più potenti ed anche al suo asso nella manica “Grasp of the graves”, che aveva mai usato ma tenuto nascosto per un caso come quello in modo da sorprendere i suoi nemici nel caso avessero avuto informazioni sul suo stile di combattimento, aveva ottenuto un ben misero risultato.
La cosa preoccupava non poco Draug visto che il loro ultimo avversario si era dimostrato molto vicino al figlio degli dei, e non solo geograficamente ma per unità di intenti: al loro arrivo li aveva apostrofati “non siete degni di incontrare il figlio degli dei” per cui con ogni probabilità tutti i poteri e le protezioni che aveva utilizzato contro di loro gli provenivano da quest’ultimo; quindi con ogni probabilità il figlio degli dei sarebbe stato resistente a tutti i suoi incantesimi più efficaci;
pur troppo non aveva il tempo e gli ingredienti per poter porre rimedio a questa situazione, per la verità di tempo ne avrebbe avuto finché ne voleva, da quando erano entrati in quel cubo aveva avuto la netta sensazione che il tempo all’esterno si fosse come fermato, sarebbe stata un’ottima occasione per potenziare le armi e le armature dei suoi compagni e incantare qualche oggettino magico da usare contro l’essere abietto che li aspettava alla fine del loro viaggio.
Avesse avuto almeno il rituale per disincantare oggetti magici, avrebbe potuto recuperare del residuum da riutilizzare ma niente l’unica speranza era quella di verificare se tra i vari ingredienti che aveva portato con se per gli altri rituali ci fosse qualcosa che poteva servire all’uso e poi doveva trovare il modo di utilizzare il suoi incantesimi in modo diverso più creativo in modo che anche se non avessero prodotto i danni sperati ma che almeno dessero un vantaggio, seppur minimo ai suoi compagni.
Drag si ripromise che una volta usciti da quel posto si sarebbe fatto marchiare con il marchio del drago in modo da essere in grado di creare oggetti magici molto più potenti di quelli che era attualmente in grado di incantare dopodiché
avrebbe – a costo di lavorare giorno e notte - potenziato tutti gli oggetti dei suoi compagni e avrebbe cambiato tutti le sue ricchezze in residuum (e se possibile anche quelle del gruppo) in modo che se mai si fosse ritrovato in quella situazione avrebbe avuto almeno la possibilità di fare un cambio di strategia in corsa. Ma prima dovevano uscire di là, vivi per cui si mise ad esaminare il contenuto della sua borsa conservante alla ricerca di qualche ingrediente che gli potesse tornare utile.

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