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10-11-2009, 12.29.41
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Cantastorie
Oligarca di Ardor
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Data d'iscrizione: 24-11-2005
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“Lei è qui! Lei è davvero qui!” Ingrid non riusciva a pensare ad altro… La rivelazione da parte dell’Eladrin chiamato Draugcaran, quello che andava e veniva dall’ambasciata del Chessenta, che sua sorella minore Ragnhild si trovava all’Enclave Celeste e che era una dei suoi compagni di viaggio l’aveva colta completamente alla sprovvista.
Quasi aveva dimenticato il suo incarico, mentre meditava di trattenersi là in modo da incontrarla subito, ma il suo senso del dovere aveva prevalso sui suoi sentimenti. Aveva riferito a lord Arjhan le nuove informazioni acquisite, ed ora era libera di muoversi per un po’ a suo piacimento.
Ragnhild… era poco più che una bambina quando lei, distrutta dal dolore per la morte del suo amato decise di lasciare la sua terra natia, il Rashemen, per lasciarsi il dolore alle spalle, o almeno così credeva. Molte volte aveva rimpianto quella decisione finchè, circa un anno dopo, Arjhan ed i suoi compagni avevano “convinto” i mercenari ai quali era stata coscritta a lasciarla libera di unirsi a loro.
“Ma perché sei qui, sorella?” si chiedeva la donna… La risposta le giunse naturale: le Wichlaran!
Da che si ricordava, mentre cresceva Ragnhild aveva dimostrato di possedere delle capacità che, secondo le Sorelle Istruite, erano dovute al fatto che la piccola godeva della benevolenza di una delle Tre Madri, ovvero Chauntea. Pertanto, la bambina venne prescelta per ricevere istruzione e addestramento nel bosco di Urling… ricordava ancora quando Ragnhild venne allontanata dalla sua famiglia la prima volta, e la tristezza provata da lei e dai suoi fratelli, che faceva da contrasto con la gioia che provavano (o almeno, ostentavano) i loro genitori. Erano passati cinque anni da quando l’aveva vista l’ultima volta.
Evidentemente, sua sorella doveva aver terminato il suo addestramento e le Streghe del Rashemen, come facevano con tutte le novizie, dovevano averla spedita in giro per il mondo, affinchè prendesse coscienza di quanto accadeva fuori dal loro regno e, quando fosse ritornata, contribuisse con le sue conoscenze alla salvaguardia della sua terra.
Ma ora, che fare? Il suo impulso era di correre fuori a cercarla, ma il sole era tramontato e le porte dell’ambasciata erano chiuse. Non che questo fosse un problema per lei, ma non conosceva ancora bene quella città e, soprattutto, non le andava a genio l’idea di sgusciar via senza prima aver informato lord Arjhan. Da quando, per gratitudine, lei gli aveva offerto i suoi servigi, era sempre stata onesta e leale nei suoi confronti. Questo aveva fatto sì che l’ambasciatore riponesse in lei la massima fiducia, al punto di volerla al suo fianco come… consigliere anche ora che era diventato, agli occhi del suo popolo, un personaggio importante.
“D’accordo…” decise “Informerò Arjhan a cena, e domani verrò a cercarti, sorella mia!”
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I Doni di Sune |
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11-11-2009, 10.32.27
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Apprendista
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I Doni di Sune
L'acqua rifletteva i raggi del sole in mille goccioline dorate, mentre Sil-Oré aspettava paziente che Assunia la prima sacerdotessa del Tempio di Sune dell'Enclave celeste compiesse il rito di divinazione che le aveva chiesto, avrebbe avuto la risposta a quello che da pochi giorni lo tormentava.
Poteva o meno fidarsi delle Wychlaran, cha ancora prima che venisse concepito avevano mandato qualcuno per proteggere suo figlio non ancora nato?
Possedevano scopi reconditi per cercare di dominare quello che il bambino sarebbe stato nascendo?
Si era sentito offeso quando il guerriero rashemi era apparso alla loro porta.
Cosa pensavano le Wychlaran che lui non fosse in grado di difendere la sua famiglia?
L'acqua delle polla improvvisamente mutò, un immagine apparve sulla sua superficie, la giornata era calda ma un brivido attraversò Sil-Oré, non era una Wychlaran ne il guerriero rashemi, ma il cuore capì subito, era la figura di colui che da Airspur si era messo sul loro cammino.
Il nome nella mente di Sil-Oré ando a incastrarsi perfettamente con l'immagine riflessa dall'acqua NEZRAM.
Assunia vedendo Spark preoccupato si affrettò a rassicurarlo ― Non temere incerto è il futuro, sono le nostre azioni che lo determinano, dovresti trovare il modo di non incrociare la tua strada con la sua.
― Troppo tardi Assunia mi giunge il tuo avvertimento ― rispose Sil- Oré girandosi a guardarla ― le nostre strade si sono gia incrociate, Nezram ha a che fare con il motivo per cui sono qui.
― Nezram ― ripete Assunia perplessa, il suo volto si fece pensoso ― Nezram. Si dice che fosse un antico potente mago Mulhorand partito secoli fa per altri piani astrali in cerca di una misteriosa razza serpentiforme, ritornato dopo la catastrofe della piaga magica su Toril scoprì che il Mulhorand fu spazzato via dalla piaga, e gli antichi Imaskarani divenuti padroni delle terre del Mulhorand ― rimase in silenzio incrociando lo sguardo di Spark , che attendeva in silenzio che lei continuasse ― Guardati da lui paladino della nostra signora, non sei ancora alla sua altezza, e meglio che tu cerchi di non metterti sulla sua strada.
― Ormai lo abbiamo gia fatto Assunia. Stavamo tornando a Myth Drannor la nostra patria quando un oracolo Mulhorand ci ha raggiunti a Airspur consegnandoci una pergamena per un nostro compagno d'arme, e dicendoci che dovevamo portargliela prima del suo insediamento come nuovo ambasciatore, qui nell'Alto Imaskar.
Giunti qui abbiamo scoperto che l'oracolo ci aveva preceduti per consegnare la chiave al nostro compagno, ma nel farlo venne ucciso.
Abbiamo voluto interrogare il suo spirito, il quale ci ha svelato i piani di Nezram. Lui vuole degli antichi artefatti degli Dei Mulhorand, per distruggere con essi l'impero Imaskarano, non posso permettere che Nezram si impossessi di loro, come non posso permettere che distrugga Imaskar questa città e questo tempio.
Assunia lo osservava in silenzio ― Stai attento Spark of Ardour paladino di Sune, pregherò che tu riesca nel impresa. Che l'amore di Sune ti sorregga.
― Ti ringrazio Assunia che l'amore di Sune ti accompagni ― rispose Sil-Oré ― vorrei fermarmi un po' qui per meditare se non ti dispiace.
― Questa è la tua casa, rimani quanto lo desideri.
Assunia lo lascio solo molti pensieri affollavano la sua mente, fece apello a tutto il suo addestramento per ripassare gli insegnamenti di Sune, alla fine si concentro su quelli che erano i doni della Dea.
― Non si finisce mai di ricevere e sperimentare quelli che sono i doni di Sune, quando ho cominciato il mio cammino di paladino, Lhot mi ha insegnato cosa sia l'amore nell'amicizia, l'amore nel piacere, e alla fine quando lei è invecchiata l'amore nel sacrificio, allontanandomi da lei. Ragnhild mi ha insegnato cosa sia l'amore tra un uomo e una donna, l'amore che si da senza pretendere nulla in cambio. E da poco ho imparato cosa sia l'amore di un padre per un figlio, mentre oggi ho appreso uno dei doni oscuri, l'odio.
L'odio per chi vuole fare del male ai miei cari. Mi chiedo se un paladino debba sperimentare tutti i doni della nostra signora per servirla, ma sopratutto mi chiedo se saprò resistere a questo nuovo dono, che ha la stessa seduzione che possiede l'amore.
E come è facile amare cosi è facile odiare, e io odio gia colui che tentera di fare del male a mio figlio.
L'acqua gli mostro per un attimo di nuovo l'immagine di Nezram, Spark estrasse la spada e con la punta increspò la superficie dello stagno per cancellarla, poi con la spada tra le mani si concentro cercando di purificarla nell'amore ma non ci riusci, tutto quello che il suo cuore provava era paura e odio, paura per il bambino ancora non nato e odio per colui che gia tentava alla sua vita.
Che le Wychlaran avessero mandato Aralk sapendo del pericolo costituito da Nezram?
Doveva accertarsene, sarebbe la prima cosa che avrebbe fatto rientrando a casa.

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Pensieri............ |
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12-11-2009, 17.33.21
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Novizio
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Pensieri............
Dopo aver dato la lieta novella a Raghnild il mago iniziò a pensare all'incontro che lo attendeva quella sera;
quell'incontro era stato il risultato di un battibecco a distanza, attuato per il tramite del povero Karim.
Gli eventi di quella giornata, uniti alle parole di Teris, avevano mutato lo spirito con cui il mago si apprestava ad incontrare l'ambasciatore.
Prima il pensiero del loro incontro l'avrebbe quantomeno divertito, gli piaceva vedere Graf costretto a trattenersi,
a mascherare - seppur solo in parte - l'odio che provava per lui, l'incarnazione di due delle cose che Graf più aborriva: un non-umano e per giunta mago; sembra sempre che fosse sul punto di esplodere, specie quando lui iniziava ad ostentare i propri poteri magici proprio lì nell'ambasciata e magari davanti ai soldati o alla servitù.
Draug era consapevole dei sentimenti che provava Graf nei suoi confronti e sapeva altrettanto bene che, se non avesse avuto bisogno di lui in qualche modo, non avrebbe esitato a liberarsi del mago e non escludeva che se ne avesse avuto l'occasione anche con metodi definitivi .
Il suo rapporto con Graf era stato sin dall’inizio conflittuale, anche se lui aveva cercato in qualche modo di creare un legame, non fosse altro perché erano compagni d’arme.
Ma se in un primo momento sembrava che Graf potesse in qualche modo avvicinarsi a lui - aveva per un breve periodo visto in lui ardere la fiamma della passione per la magia - dopo la nomina ad ambasciatore si era bruscamente allontanato.
Gli unici momenti in cui sembrava che meglio disposto nei suoi confronti era quando si trattava di complottare, specie alle spalle di Raghnild; del resto era evidente che in qualche modo Graf desiderava la sacerdotessa anche se non tanto secondo i dettami di Sune ma piuttosto di Shar.
Già Raghnild, quante cose erano cambiate, con lei aveva avuto sempre un rapporto conflittuale, inizialmente per la sua opposizione alla storia con Sil ma anche dopo ogni qualvolta il mago formulava un consiglio, un avvertimento lei aveva reagito per lo più in maniera ostile eppure lui, dopo il chiarimento, era animato dai migliori sentimenti nei suoi confronti.
Draug, di recente stanco di inutili battibecchi, aveva messo al corrente la stessa Raghnild di questa sua sensazione, la quale sembrava aver compreso le sue intenzioni; forse in questa comprensione aveva giocato un ruolo positivo anche le vicende legate a Teris che avevano mostrato anche il lato emotivo di Draug e non solo quello estremamente razionale; lato quest'ultimo non molto apprezzato dalla sacerdotessa che era molto viscerale nei suoi comportamenti e nelle sue scelte.
Certo che l’arrivo di Teris aveva sconvolto o quantomeno mutato molte cose e forse anche i rapporti all’interno del gruppo ne avrebbero tratto giovamento.
Restava in ogni caso sempre aperto il capitolo Graf; lui era un solitario racchiuso nel suo ego che anelava il potere più di ogni altra cosa e non era escluso che avrebbe sacrificato tutti loro per averne di più o per raggiungere uno degli scopi che si era prefisso.
Questa era una cosa da tenere ben presente, specie visti gli avversari che si profilavano all’orizzonte.
Era quasi giunta l’ora di iniziare a prepararsi per recarsi da Graf e più si avvicinava l’ora e meno ne aveva voglia.
Del resto cosa aveva da dire a Graf solo le notizie relative alla scomparsa della sua guardia del corpo, scoperte da Karim; di complottare non aveva né la voglia né lo spirito né tantomeno di scontrarsi con lui o di stuzzicarlo; il gioco l’aveva abbastanza stancato.
Che fare? Doveva comunque consegnare a Graf la lancia incantata aveva pagato ed era giusto che gli fosse consegnata;
altrimenti in caso di bisogno avrebbe potuto essere costretto a sfoderare la sua “odiata piccozza”, già era stata l’arma di Graf quando si erano conosciuti e l’aveva servito fedelmente, poi ad un certo punto l’aveva scartata, rinnegata quasi che non fosse degna di cotanto condottiero.
Che ingratitudine! Eppure se era diventato ambasciatore lo doveva anche alla sua piccozza che tante volte aveva fatto la differenza tra la vita e la morte e tutto sommato quel Graf con la piccozza era molto più simpatico del Graf con “stendardo e gagliardetto”.
C’era bisogno che qualcuno gli ricordasse in qualche modo quali erano le cose veramente importanti forse … si! ……… idea  ... forse c’era un modo per fargliele ricordare, ma doveva sbrigarsi.
Ultima modifica di Reds74 : 16-11-2009 alle ore 13.36.12.
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Come un fulmine a ciel sereno |
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13-11-2009, 17.24.02
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Novizio
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Come un fulmine a ciel sereno
Ragnhild non riusciva a darsi pace, la notizia che sua sorella maggiore Ingrid era cosi vicina a lei, le faceva desiderare di rivederla il più presto possibile.
La sua mente e il suo cuore tornavano ai giorni spensierati della sua fanciullezza, Ingrid le era stata sempre vicina e sempre presente, lei era stata la sua migliore amica, una maestra di vita e quasi una seconda mamma.
Quando le Wichlaran decisero di addestrarla, separandola dalla sua famiglia, niente fu più doloroso dal rassegnarsi a non rivedere il dolce volto della sua sorella adorata. Nessun giorno era stato più triste di quello in cui i suoi genitori la informarono della sparizione di Ingrid che, pazza per il dolore provocato dalla morte del suo unico amore, aveva deciso di iniziare un dajemma con lo scopo di ritrovare se stessa.
Da quel infausto giorno erano passati più di cinque anni, anni passati nella disperazione di non sapere nulla e non avere notizie della sorte di Ingrid. Quante preghiere aveva rivolto alla Dea per pregarla che proteggesse la sua adorata sorella e la facesse ritornare da lei.
Ora, ancora una volta, l’ingiusto destino le aveva impedito di incontrarla; Draugcaran le aveva detto che Ingrid era venuta da lui e che alla fine se ne era dovuta andare pochi minuti prima che Sil-Oré, Aralk e lei ritornassero dalla visita a Graf von Bek nell’ambasciata del Chessenta.
Ancora una volta per un incertezza del fato lei non aveva incontrato sua sorella. Già una volta l’incertezza le era costata cara ed era costata cara a chi aveva riposto fiducia in lei. Questa volta non sarebbe stato così, lei avrebbe rivisto sua sorella quella sera stessa a costo di dormire sulle scale dell’ambasciata del Tymanther.
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Molteplici cambi di programma |
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16-11-2009, 15.19.35
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Novizio
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Molteplici cambi di programma
Il mago aveva preso la sua decisione non avrebbe incontrato Graf quella sera, ma avrebbe fatto in modo che gli fosse recapitata la sua lancia accompagnata da un biglietto di spiegazioni; sperava che in tal modo sarebbe riuscito non dico a smuovere Graf ma di seminare un qualcosa che con il tempo avrebbe potuto dare i suoi frutti.
Perciò buttò giù in velocità una lettera che suonava pressappoco così:
“Graf,
mi scuso per non essere venuto alla cena di stasera, tale decisione deriva dal fatto che io non amo imporre la mia presenza - nell’occasione in questione non possiamo considerare il tuo invito spontaneo - e pertanto ho deciso di non presentarmi ed inviarti la presente missiva.
Sono altresì consapevole che la mia assenza non solo non ti turberà minimamente ma con ogni probabilità ti rallegrerà, visto che non ami più di tanto la mia compagnia.
Ti rappresento comunque che avrò il piacere di desinare con te presso la tua ambasciata allorquando riceverò un invito sincero e spontaneo.
Avevamo stabilito che ti avrei consegnato la lancia non appena avessi ricevuto un invito a cena (che fosse spontaneo o estorto poco importa); tale invito mi è stato formulato e, a prescindere dalla mia presenza, la condizione che ti avevo imposto si è verificata; pertanto essendo un eladrin d’onore ho fatto in modo da farti entrare in possesso di quanto mi avevi commissionato.
Spero che apprezzerai il mio lavoro e che questa lancia possa difenderti e spianare il tuo cammino verso il potere - che tanto aneli - ma che allo stesso tempo sappia ricordarti, proprio nel momento della vittoria, le cose veramente importanti.
Cordialmente
Draugcaran”
Una volta terminato di scrivere ed aver preparato involto per la lancia, fece venire Karim al quale affidò la consegna della lettera e della lancia.
Il mago capì subito che Karim non era molto contento di questo ennesimo incarico, ma almeno per un po’ non ci sarebbero state altre visite all’ambasciata, per cui avrebbe dovuto fare anche stavolta buon viso a cattivo gioco.
Non appena Karim lo lasciò il mago raggiunse Raghnild, che come aveva immaginato, si stava preparando per andare dalla sorella.
Comunicò alla sacerdotessa ed a Sil che li avrebbe accompagnati, spiegando loro che il suo appuntamento con Graf era, diciamo rinviato sine die, ma non aveva voglia di lasciare sola Teris per cui si rivolse a quest’ultima chiedendole di accompagnarlo in quella bella passeggiata notturna all’ambasciata dragonide.
La genasi prima rifiutò cordialmente evidenziando che si sarebbe sentita fuori posto, poi guardando il mago – con quello sguardo che Draug aveva ben stampato in mente e che con molta probabilità non avrebbe mai dimenticato – disse che forse c’era qualcosa di più interessante da fare che andare a trovare l’ambasciatore del Tymanther.
Mentre Teris concludeva di formulare il suo invito, Draug sentì gli occhi di Raghnild e Sil puntati dietro la nuca e dopo aver dato un’occhiata rapida e furtiva verso i due, che confabulavano e sogghignavano, evocò la sua mano magica proprio dietro la testa di Sil facendole assestare un bello scappellotto al fratello; non appena la genasi ebbe finito di parlare gli rivolse uno sguardo di comprensione e voltatosi verso i due “guardoni” disse loro che non li avrebbe accompagnati. Seguirono una serie di sguardi divertiti ed ammiccanti dei due che valsero a Sil un secondo scappellotto ed un’occhiataccia che faceva presagire al paladino che la terza volta non se la sarebbe cavata con un semplice buffetto ma sarebbe stato scaldato a dovere magari con un “esplosione rovente” o magari si sarebbe trovato a dover sfuggire ad una bella e calda “fire ball” autocercante.[/size]
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25-11-2009, 14.21.43
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Cantastorie
Oligarca di Ardor
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Data d'iscrizione: 24-11-2005
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Ragnhild ed il suo compagno Eladrin si erano ritirati da poco nella loro stanza ma Ingrid, passata l’emozione del momento dell’incontro con sua sorella minore, emozione che non le aveva permesso di esprimere completamente tutti i suoi sentimenti alla sorella, adesso era furiosa, furiosa con sé stessa.
“Ma cosa mi è saltato in mente?” rimuginava, mentre chiudeva a chiave la porta della sua camera alle sue spalle “perché gliel’ho detto?” Si riferiva alla maschera. La maschera nera ed oro che era appartenuta ad una Durthan di grande potere e sapienza, una Durthan che lei aveva scoperto essere la loro bisnonna.
Le Durthan, un gruppo di streghe Wychlaran che si trovarono in disaccordo col modo di pensare delle altre e che strinsero patti con entità fatate oscure per accrescere i loro già considerevoli poteri e che stipularono un’alleanza con i cavalieri del Nar per avere degli alleati da contrapporre al Lord di Ferro ed ai suoi berserker. Quando divennero troppo potenti, le Wyclaran dichiararono loro guerra e le sterminarono completamente. Ciò che rimaneva di loro, ovvero i loro spiriti irrequieti, era stato confinato all’interno della Foresta di Erech.
Un brivido la percorse… ricordava ancora quella notte terribile nella quale, per sottrarsi ai suoi aguzzini, era scappata all’interno della foresta, ben sapendo dove andava a cacciarsi, preferendo la morte per mano degli spettri piuttosto che rimanere ancora con quei banditi.
Stranamente, dopo aver torturato la sua anima per… non sapeva dire per quanto, improvvisamente le anime senza pace delle Durthan e dei loro servi smisero di tormentarla ma, impedendole di scappare, la spinsero lungo un sentiero che si addentrava sempre più nel cuore della foresta, fino a terminare davanti a quello che sembrava essere un tumulo funerario.
Colta da una strana euforia, sfondò la porta sgangherata della tomba, all’interno della quale si trovava solamente un anonimo sarcofago in pietra squadrata e, poggiati su di esso, un portapergamene ed un oggetto avvolto in un panno rosso sangue.
Il panno avvolgeva la maschera ed il portapergamene racchiudeva alcuni fogli sui quali era scritta la storia della proprietaria della maschera, seppellita all’interno del tumulo.
Il suo nome Durthan era lady Morwen, in realtà era Hilde Utgard e, come Ingrid capì dal testo e dai ricordi di gioventù i quali, forse evocati da un semplice incantesimo, le ritornarono in mente, era la sua bisnonna…
“E bisnonna di Ragnhild.” Concluse la donna.
D’impulso, tirò fuori la maschera dal nascondiglio ove l’aveva riposta e la guardò… un sentimento di rabbia la percorse, quando capì perché aveva mostrato alla sorella minore il cimelio: “No! Lei non l’avrai! Non te lo permetterò!” esclamò rivolgendosi direttamente al finto volto che la fissava. Improvvisamente un brivido freddo corse lungo la schiena di Ingrid: per un istante, solo per un istante, le era sembrato che le labbra della maschera si fossero piegate in un sinistro sorriso.
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Gli occhi cercano gli occhi |
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25-11-2009, 23.47.01
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Novizio
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Gli occhi cercano gli occhi
Era una tiepida giornata di primavera inoltrata, un sole smagliante brillava in un cielo dalle tinte cerulee, due giovani fanciulle erano tranquillamente sedute sotto un enorme frassino a intrecciare piccole ghirlande di fiori. Una leggera brezza scompigliava dolcemente i capelli castani della ragazza più adulta e quelli color del fuoco di quella più giovane.
Le agili mani della ragazza dalla chioma bruna piegavano gli steli dei fiori multicolori appena raccolti, componendo delle armonie di forme e colori sempre nuove per le sue ghirlande. La bambina dai capelli rossi la osservava cercando di imitarne i movimenti e catturare la bellezza che la sua sorella maggiore andava creando.
— Ingrid, quelle ghirlande sono per Fjodor non è vero?
La ragazza bruna non rispose, limitandosi a scoccare una breve occhiata alla sorella e lasciando che un sorriso attraversasse il suo volto.
— Dai Ingrid, a me puoi dirlo. — disse la piccola, in tono complice, avvicinandosi — Vi siete già baciati qualche volta?
Ingrid trasalì visibilmente, fissando la sorella con aria scandalizzata.
— Ragnhild, non essere sfacciata! Tra me e Fjodor c’è un bellissimo rapporto di… amicizia. Ecco si, semplice amicizia. E comunque questi non sono affari tuoi. — mentre parlava, le mani cominciarono a muoversi nervosamente e la ghirlanda si spezzo.
— Ecco. Guarda cosa hai fatto, mi stava riuscendo così bene, ora dovrò ricominciare da capo.
Ragnhild raccolse la piccola ghirlanda spezzata e guardò sua sorella con aria contrita.
— Scusami sorellona, mi dispiace. Io volevo solo sapere cosa si prova quando si è così amici come tu e Fjodor.
Ingrid sorrise e le scompiglio scherzosamente i capelli.
— Non fa niente scoiattolina. Ma non ti sembra un po’ troppo presto per pensare a queste cose?
Ragnhild che aveva cominciato ad aggiustare la piccola ghirlanda, rispose.
— E che, quando voi due siete insieme, sento che qualcosa cambia. Mi sembra che tutto il mondo scompaia per voi e rimaniate solo voi due. Uno per l’altra. Questo fatto mi riempie di meraviglia e felicità. Starei a guardarvi per ore. Alle volte sembra che tutta la tenerezza del mondo sia attorno a voi.
Ingrid fissava stupita la sua sorellina. Era la più piccola della famiglia, ma alle volte dimostrava di avere un cuore e una sensibilità sconfinati. Quello che Ragnhild stava descrivendo era esattamente quello che lei provava quando Fjodor le era accanto. Una tenerezza sconfinata e il mondo che spariva attorno a lei per condensarsi negli occhi e nel volto del suo amato.
— Hai ragione Ragnhild. Io credo di amarlo e questo sentimento è… meraviglioso.
Ragnhild si era fermata e ora fissava sua sorella con uno sguardo di curiosità ed ammirazione.
— Ma Ingrid, come si fa a capire se è vero amore?
Ingrid sollevò lo sguardo sognante guardando quello che la circondava senza osservarlo.
— Credo che il vero amore è quando gli occhi cercano gli occhi.
Ragnhild ripete fra se questa frase Gli occhi cercano gli occhi. Era una Ragnhild diversa dalla bambina di quel giorno lontano. Erano passati quasi otto anni da quella magnifica giornata passata ad intrecciare fiori sui prati con sua sorella e almeno cinque anni dall’ultima volta che si erano viste, ora, dopo tutto questo tempo stava per rivederla. Il massiccio dragonide che aveva scortato lei e Sil-Oré lungo i corridoi del ambasciata del Tymanther si era fermato di fronte ad una porta e bussò.
— Lady Ingrid, sono Rogart. Le persone che desideravano conferire con lei sono qui.
La voce che rispose oltre la porta fece mancare un colpo al cuore di Ragnhild.

Ultima modifica di corian : 27-11-2009 alle ore 20.49.43.
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Un incontro a lungo atteso |
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26-11-2009, 20.00.14
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Novizio
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Un incontro a lungo atteso
— Falle passare. — nel dire queste semplici parole, Ingrid tentò di darsi del contegno, ma non era sicura di quello che avrebbe provato una volta che la porta fosse stata aperta.
La porta si aprì, Ingrid vide due figure nella penombra del corridoio, un elfo eladrin dalle lunghe chiome bionde che accompagnava una figura femminile avvolta in un mantello dai colori tenui. Un rapido gesto della donna abbassò il cappuccio e una cascata di ricci purpurei ricaddero sulle sue spalle. L’attenzione di Ingrid si concentro sul volto della ragazza e poi sui suoi occhi.
Ragnhild sentiva le emozioni accavallarsi dentro di lei, stringeva nervosamente il braccio di Sil-Oré mentre la porta si apriva a rivelare una alta figura femminile al suo interno. Per Ragnhild, in quel momento, tutto il mondo sembrò svanire e condensarsi sul volto della donna dai capelli castani che la stava a sua volta osservando. Si scostò il cappuccio del mantello come per meglio vederla e non ebbe più dubbi, il volto era segnato da leggere rughe di espressione e non aveva più la dolcezza e l’innocenza della gioventù ma gli occhi erano quelli della sua amatissima sorella maggiore, lei era Ingrid.
Ingrid era stupita, di fronte a lei non c’era più l’acerba ragazzina ,di cui lei conservava un cosi caro ricordo, ma una donna fatta, le cui delicate forme venivano solo parzialmente occultate dal mantello che indossava. Ma gli occhi non mentivano lei era la sua sorella, la sua Ragnhild.
Gli occhi di Ingrid si inumidirono di lacrime troppo a lungo represse, allargò le braccia e avanzò con passo incerto verso Ragnhild.
— Ragnhild, io… io…
Ingrid non riusciva più a ricordare le parole che si era preparata per quel’ evento e non riuscì mai a terminare la frase che Ragnhild le si era già gettata fra le braccia, il corpo scosso da singhiozzi in un pianto di gioia.
Entrambe erano strette una nelle braccia dell’altra e avrebbero voluto che quel magico momento durasse per sempre, il destino le aveva divise e ora le aveva di nuovo riunite.
Alla fine Ingrid si sciolse leggermente dall’abbraccio di Ragnhild e la guardò ammirata.
— Ragnhild sei uno spettacolo, sei… sei così bella. Eri solo una bambina quando ci siamo viste l’ultima volta e ora, guardati, sei una donna. Io non posso ancora crederci.
— Oh sorellona — rispose Ragnhild, tergendosi le lacrime col dorso della mano — non ho parole per descriverti quello che sto provando e ho perso il conto delle preghiere rivolte alla Dea per veder realizzato questo sogno. Io ho tante cose da raccontarti, cinque anni sono tanti e tante cose sono successe, io non so da dove cominciare.
— Non sei cambiata per niente, sempre la stessa foga di dire di fare. Ora abbiamo del tempo, ti prego accomodati e accomodatevi anche voi signor… — disse Ingrid rivolgendosi a Sil-Oré
Sil-Oré si mosse per presentarsi ma Ragnhild lo precedette.
— Scusami sorella mia, che stupida che sono. Ti presento Sil-Oré Naivara, nobile eladrin del reame di Myth Drannor, paladino di Sune e cavaliere della rosa rubino.
Ingrid osservò Sil-Oré con maggiore attenzione.
— Sono molto onorata di fare la vostra conoscenza, per un istante l’avevo confusa con suo fratello. — Cosi dicendo, Ingrid rivolse a Sil-Oré un’elaborata riverenza.
— Che l’amore di Sune ti accompagni Ingrid Lindasund, tutte queste cerimonie non sono necessarie, potremo dire di essere quasi in famiglia. — interloquì Sil-Oré rivolgendo a Ingrid un amorevole sorriso.
Ingrid fissò Sil-Oré in modo interrogativo, poi spostò il suo sguardo su Ragnhild.
— Ingrid, lui è il mio compagno, io lo amo e… abbiamo deciso di sposarci. — Ragnhild pronunciò quelle parole in tono quasi pudico, desiderava capire le reazioni di sua sorella e sperava in una sua approvazione.
A quelle parole il volto di Ingrid si illuminò di un sincero sorriso — Sorellina, mi sorprendi sempre di più, ti ritrovo donna e anche innamorata. E’ una cosa bellissima e io sono felice per tè, ma raccontami di più, cosa hai fatto in tutti questi anni? Cosa ti… vi ha condotti qui all’enclave celeste?
Ragnhild cominciò a raccontare a sua sorella dei tristi e lunghi giorni del suo apprendistato al monastero, di come aveva saputo della morte di Fjodor e della fuga della sua adorata sorella. Poi alla fine venne il tempo del suo Dajemma e dell’incontro con Sil-Oré che l’aveva salvata da morte certa assieme a Draugcaran e a suo cugino. Alla fine raccontò della ennesima avventura in cui erano rimasti coinvolti e che mirava ad evitare una tragica guerra civile tra gli Imaskarani e quello che rimaneva del popolo Mulhorandi. Un avventura che aveva a che fare con la ricerca di alcuni pericolosi oggetti di potere del antico impero Mulhorand, oggetti nascosti in luoghi pericolosi e tenacemente difesi da mostri e trabocchetti diabolici.

Ultima modifica di corian : 27-11-2009 alle ore 20.51.27.
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La maledizione delle Durthans |
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26-11-2009, 20.07.19
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La maledizione delle Durthans
— Ora siamo qui e sono sempre insieme al mio amore, ho già mandato una missiva ai nostri genitori, comunicandogli la nostra intenzione di sposarci. Ma adesso penso che preparerò un’altra lettera con la quale li avvertirò che ci siamo ritrovate e che… — Ragnhild si fermò interrotta bruscamente da Ingrid che, alle sue ultime parole, si era improvvisamente rabbuiata.
— No! Questo ti prego di non farlo! Non desidero dare ai nostri genitori altro dolore. — La voce di Ingrid era stranamente bassa e piena di emozione.
— Perché sorella, non capisco, loro sarebbero contenti di sapere che sei viva e che stai bene. Forse quando avrai tempo potremo ritornare assieme a casa. Mamma e Papà sarebbero tanto contenti di riabbracciarti.
— Non credo che sarà possibile per me ritornare nella nostra patria, sorella mia. Devi sapere che durante la mia permanenza nel gruppo di mercenari che mi aveva coscritta, ho avuto la disgrazia di capitare nella foresta di Erech. La foresta dove albergano gli spiriti delle Durthans e dei loro demoniaci servitori.
Ragnhild sbiancò visibilmente in volto a quella notizia.
— Quella foresta è mortalmente pericolosa e proibita, chi ci entra non esce vivo e se ne esce non è più quello di prima.
Ingrid sorrise forzatamente e riprese il suo racconto.
— Non credo di essere cambiata, ma ho visto le cose che abitano in quella foresta e loro mi hanno parlato, hanno cercato di corrompere la mia mente ma qualcosa mi ha protetto e mi ha permesso di uscire indenne dal pericolo. Resta il fatto che io sono entrata in quella maledetta foresta e tu sai meglio di me che questo crimine viene punito con la morte. Le Wichlaran non mi lascerebbero mettere piede all’interno del Rashemen. Partendo da casa avevo sperato di dimenticare il mio dolore e trovare un nuovo scopo ma questo desiderio mi si è rivoltato contro condannandomi ad un esilio probabilmente perpetuo.
— Potrei inviare una lettera dove dico di aver avuto tue notizie, di sapere che sei viva e in buona salute, restando sul vago. Questo potrebbe essere di conforto per i nostri genitori. Sai sorella, la tua non è stata l’unica disgrazia che si è abbattuta sulla nostra famiglia. Magni, il nostro fratello mezzano, si è macchiato di furto e pestaggio, è stato imprigionato gettando scorno e disonore sulla nostra famiglia. Io posso capirlo, vivere a pochi passi da mercanti ricchi che si possono permettere ogni lusso e non avere neanche il necessario per vivere, può scatenare bramosie pericolose. Fatto sta che anche lui, una volta rilasciato, non è ritornato a casa ed è partito alla ventura. — Ragnhild raccontava questi tristi fatti con voce bassa e addolorata.
Ingrid la guardava con aria rattristata, alla fine allungò una mano a sfiorarle i capelli.
— Va bene Ragnhild, scrivi pure ai nostri genitori. Digli che hai avuto mie notizie, digli che sto bene, digli quello che vuoi, ma non dire loro dove mi trovo, non dare loro false speranze. Non desidero farli soffrire di più. Ma ora parliamo di tè. Questa cerca in cui ti sei impegnata sembra essere molto pericolosa, forse io ti potrei aiutare con informazioni o altro.
— Te ne sarei molto grata sorella mia, i nostri nemici sembrano molto bene informati su di noi e siamo sempre sulla difensiva. Qualunque aiuto sarà sempre bene accetto. — Ragnhild si fermò un istante guardando Ingrid negli occhi. Qualcosa doveva essere cambiato nella sua espressione, perché anche Ingrid la osservò con maggiore attenzione.
Alla fine Ragnhild ricominciò a parlare prendendo le mani della sorella fra le sue.
— Sorella, io non posso tacerti questa ultima notizia su di me. Ingrid, io… io aspetto un bambino. Un bambino mio e di Sil-Oré.
Gli occhi di Ingrid si dilatarono e la sua bocca si aprì leggermente, in un espressione di assoluto sbalordimento, ma fu solo un istante, poi il suo volto si illuminò in un sorriso di gioia, baciò Ragnhild sulla fronte e l’abbracciò con ancora maggiore trasporto.

Ultima modifica di corian : 27-11-2009 alle ore 20.52.05.
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scale nel oscurità |
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10-12-2009, 22.18.20
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scale nel oscurità
Le scale scendevano diritte fra due pareti di oscurità assoluta. Il gruppo eterogeneo di avventurieri le stavano percorrendo in un silenzio carico di tensione. Arrivare fino a quel punto non era stato facile, il tempio che pensavano di dover esplorare, si trovava al centro del grande deserto della polvere purpurea ed era protetto da insidie terrificanti.
Avevano dovuto viaggiare per due giorni a bordo di un ala rossa per arrivare sulla sommità di un grande cubo di pietra difeso dal più grande verme purpureo mai visto fino ad ora. Entrati all’interno, grazie alla chiave posseduta dal ambasciatore Graf von Bek, erano scivolati sul fondo del cubo e lo avevano attraversato come se fosse inconsistente, per ritrovarsi in un ambiente alieno dominato da una luminosità fioca e tetra.
Sulla sommità piatta di una collina avevano trovato la sorpresa più grande; un uomo che si era presentato come Meken-Reth e che aveva spiegato loro l’origine maledetta di quel tempio.
Il tempio era formato da una serie di dieci templi raggiungibili tramite una lunga scalinata che li attraversava e che si protendeva attraverso la coltre oscura. Ogni tempio era difeso dai sacerdoti maledetti che avevano collaborato alla creazione di un essere di grande potenza. Questo essere si era ribellato alla loro autorità e aveva minacciato di distruggere chiunque non lo avesse adorato come un Dio.
Una simile blasfemia non poteva restare impunita, così Horus-Re maledisse la creatura e i suoi artefici creando i templi e sprofondandoli nella coltre oscura; condannando il primo e i secondi a una prigionia eterna.
Lo scopo della compagnia era chiaro: discendere le scale verso il fondo sconfiggendo tutti i difensori dei templi e pregare di riuscire a sconfiggere l’abominio finale che li attendeva alla decima casa.
La sacerdotessa dalle chiome rosse marciava al centro della formazione, il suo volto era rabbuiato da un espressione corrucciata. Ragnhild continuava a lanciare sguardi in tralice a Sil-Oré e a suo fratello Draugcaran.
Draugcaran. Ancora una volta il mago aveva dato prova di avere la sensibilità di un rinoceronte, Ragnhild non poteva ancora credere, come con tanta leggerezza, Draugcaran avesse cominciato a fare domande al loro anfitrione Meken-Reth, sul figlio che lei portava in grembo. Quel figlio, che ora lei sapeva essere un maschio per le parole di Meken-Reth, era figlio di Sil-Oré e suo ed era una cosa preziosa, troppo preziosa da poterne parlare di fronte a tanti estranei.
In nome della Dea, cosa diavolo ti è saltato in mente di chiedere tutte quelle cose sul futuro del nostro bambino?
Il futuro è una cosa pericolosa, nessuno dovrebbe sapere troppo del suo futuro. E poi, tutti quelli sguardi su di me. Soprattutto lo sguardo ironico di Graf, avrei voluto poter divenire invisibile e sparire.
Ragnhild staccò lo sguardo dal mago per guardare Sil-Oré che la precedeva di qualche passo. Chiuse gli occhi per un istante, cercando di scacciare dal cuore il ricordo dello sguardo infastidito che aveva colto negli occhi del suo amato, quando Meken-Reth aveva vaticinato la possibilità che il loro figlio sarebbe potuto diventare il prossimo Lord di ferro del Rashemen.
Che cosa c’è di male in questo? Questo figlio, quando nascerà, sarà anche mio. Sarà anche in parte un Rashemi, perché precludergli la scelta di abbracciare il destino della sua metà umana? Sil tu sapevi chi ero quando hai chiesto la mia mano, tu conoscevi l’orgoglio che ogni figlio e figlia del Rashemen racchiude nel suo cuore, l’orgoglio di appartenere ad una razza che ha sempre difeso la propria libertà senza prevaricare la libertà degli altri. Un onore che poche altre razze possono rivendicare all’interno di Faerun, elfi compresi.
Questi pensieri le fecero salire un groppo alla gola, sentiva una sensazione di rabbia mista a dolore crescere dentro di lei, per un attimo fu tentata di abbandonarvisi e di naufragare nel mare dell’odio, ma fu solo un istante. Un immagine si materializzò nella sua mente, gli ricordò la sua fede, i suoi obblighi, il suo credo. Lei era una portatrice di vita non di morte, avrebbe temperato le sue emozioni e fatto fronte alle sue responsabilità.
Non si vive per se stessi ma per gli altri! Continuò a ripetersi queste parole nella mente, come un mantra per tutto il tempo che impiegarono a scendere la scala.
Ultima modifica di corian : 10-12-2009 alle ore 22.25.17.
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